Home
Obiettivi
Diventare Soci
Magazine

Contatti

Curiosità
Statuto
Convenzioni ed accordi
Dicono di Noi
Notizie utili Evnenti Eventi

Vini di Sicilia

Breve storia del vino

Vino. Bevanda “misteriosa” dagli “strani” poteri.
Vino. “Nettare degli Dei”, donato agli uomini per liberarli dalle proprie angosce, dagli affanni dell’anima.
Vino. Bevanda dalla forte simbologia, che ricopre un ruolo importante nello sviluppo e nella formazione di una civiltà.
La parola “vino” trae origine dal termine sanscrito vena (amare), ma giunge fino a noi attraverso il greco “oinos”, vino appunto.
La sua storia ha origini antiche, origini che, potremmo dire, risalgono alla notte dei tempi. Diversi ritrovamenti archeologici, infatti, dimostrano che la “Vitis Vinifera”, la specie di vite con cui si produce la maggior parte del vino moderno, cresceva spontaneamente già 300.000 anni fa, in una zona che si configura nella regione transcaucasica. Studi recenti tendono ad associare i primi degustatori di tale bevanda già al Neolitico, poiché si pensa che la scoperta fu casuale e dovuta a fermentazione naturale, avvenuta in contenitori dove i primi ominidi riponevano l’uva.
Le prime testimonianze della pratica della viticoltura ci giungono dal libro della Genesi, quando Noè, finito il Diluvio Universale, avrebbe piantato una vigna con il cui frutto fece del vino, che bevve fino ad ubriacarsi.
Tuttavia, è con la civiltà egizia che si ha lo sviluppo delle coltivazioni e di conseguenza la produzione del vino, come testimonia un affresco tombale conservato a Tebe, che riproduce in dettaglio ogni fase del processo di vinificazione, della vendemmia, delle uve, sino al trasporto sulle imbarcazioni lungo il Nilo.
Con l’emergere di altre civiltà, la viticoltura e la vinificazione si affermarono più a nord, lungo le coste del Mediterraneo. Creta e Micene dominarono il mondo culturale, ed entrambe le civiltà commerciali riconobbero il grande valore del vino. Ed è proprio nell’antica Grecia che il vino assunse un ruolo importante e da lì si diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo. I Greci svilupparono da subito efficaci tecniche di viticoltura che furono introdotte anche nei paesi da essi colonizzati, soprattutto nel Sud dell’Italia, favorendo la coltivazione della vite e la produzione del vino, fino a farli divenire parti integranti delle culture e dei riti dei popoli del Mediterraneo.
Il vino era per i Greci una bevanda sacra alla quale attribuivano un'importanza e una dignità elevata: reperti archeologici precedenti alla cultura Micenea, che risalgono a prima del 1600 a.C., testimoniano che il vino era già a quei tempi utilizzato come bevanda per scopi rituali e religiosi.Fondamentale è anche l’idea del vino come dono di Dionisio agli uomini, tanto importante quanto il grano, dono di Demetra: qualcosa cioè di cui l’uomo non può fare assolutamente a meno. Tutti gli uomini, ricchi e poveri, devono poter usufruire dei suoi benefici.
Esistono, inoltre, di miti riguardo l’origine della vite e della bevanda che da essa deriva, i quali le attribuiscono caratteristiche dannose e benefiche al tempo stesso.
Secondo il mito, la vite corrisponderebbe ad un ceppo caduto dal cielo, oppure sarebbe nata da un animale, mentre il vino, in quanto risultato della vinificazione, è un prodotto dell’uomo. Sempre secondo il mito, il miracolo del vino, che avveniva una volta l’anno, quando venivano aperte le giare, faceva delirare coloro che consumavano per primi la bevanda.
Dionisio, però, istruisce gli uomini sul modo in cui servirsi del tanto importante dono: esso deve necessariamente essere mescolato all’acqua, anche perché il vino prodotto a quei tempi presentava un’altissima gradazione alcolica.
Il vino inoltre era parte essenziale di uno dei più importanti eventi sociali dell'antica Grecia, il simposio (letteralmente bere insieme), che si svolgeva in una stanza in cui erano generalmente ospitati dai sette agli undici partecipanti sdraiati su dei sofà e ai quali veniva servito del vino. I simposi, considerati eventi sconvenienti per le donne rispettabili che in genere non vi partecipavano, si diffusero anche in Italia e la loro popolarità rimase intatta praticamente fino alla fine dell'era antica. Il vino servito durante il simposio seguiva solitamente un vero e proprio pasto ed era diluito con acqua: il delicato compito della diluizione spettava al simposiarca, il maestro della cerimonia, che aveva anche il compito di regolare lo svolgimento dell'evento e il momento in cui bere vino e la quantità. Lo scopo dei simposi era quello di creare un'occasione di piacere in cui il vino doveva contribuire alla piacevolezza dell'evento. L'impero romano dà un ulteriore impulso alla produzione del vino, che passa dall'essere un prodotto elitario a divenire una bevanda di uso quotidiano. In questo periodo le colture della vite si diffondono su gran parte del territorio, e con l'aumentare della produzione crescono anche i consumi.
Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi era molto differente dalla sostanza che conosciamo oggi. A causa delle tecniche di conservazione (soprattutto la bollitura), il vino risultava essere una sostanza sciropposa, molto dolce e molto alcolica. Era quindi necessario allungarlo con acqua e aggiungere miele e spezie per ottenere un sapore più gradevole.
Con la caduta dell’Impero Romano, lo sfacelo politico e la scorribande barbariche, la cultura vitivinicola fu abbandonata. Chi seppe riempire questo “vuoto di potere” fu la Chiesa Cristiana. Non a caso, il vino è una componente fondamentale dell’Eucaristia Cristiana. Anche per questo all’ombra dei conventi, negli orti delle abbazie, l’arte della vinificazione si conservò e venne tramandata, malgrado invasioni e scorrerie barbariche.
Nei Vangeli il vino è elemento presente ed essenziale, dalla “Nozze di Cana” fino all’episodio dell’ultima Cena. Da questo momento in poi il vino che rallegra l’anima , che guarisce, che introduce nel mondo dionisiaco, diviene simbolo profondo di un momento sacrificale. Il vino diviene sangue, è il sangue della terra “sanguinis uvae” che insieme al pane azzimo diventano il nutrimento dell’anima. Il vino e il pane, nel momento dell’offerta, vengono trasmutati in sangue e corpo di Cristo.
Proprio nel corso del medioevo nasceranno tutte quelle tecniche di coltivazione e produzione che arriveranno praticamente immutate fino al XVIII secolo. Nel Settecento si arriva ad ottenere un prodotto "moderno"; grazie alla stabilizzazione della qualità e del gusto dei vini, nonché all'introduzione delle bottiglie di vetro e dei tappi di sughero.
Nel XIX secolo l'oidio e la fillossera, malattie della vite provenienti dall'America, distruggono enormi quantità di vigneti. I coltivatori sono costretti a innestare i vitigni sopravvissuti sopra viti di origine americana (Vitis labrusca), resistenti a questi parassiti, e ad utilizzare regolarmente prodotti fitosanitari come lo zolfo.
Con il Novecento assistiamo alla graduale introduzione di normative che vanno a regolamentare la produzione (origine controllata, definizione dei territori di produzione, ecc.) che porteranno a un incremento qualitativo nella produzione del vino a scapito della quantità.

Il vino e la Sicilia

Secondo un’antica leggenda la vite germogliò per la prima volta nella nostra Isola dalle lacrime di Dionisio assetato. Nacque così il nettare che l’antico nume donò agli uomini per confortarli dalle fatiche e dagli affanni, ed agli Dei per allietare i loro sensi.
In realtà sembra che questa bevanda dai “poteri magici” non sia un’invenzione ellenica. Storicamente, infatti, sono stati i Fenici ad introdurre la pregiata bevanda in tutto il Mediterraneo e, naturalmente, anche in Sicilia. Inoltre, il ritrovamento di viti dette "ampelidi" scoperte alle falde dell'Etna e nell'Agrigentino, dimostra la presenza della vite selvatica, facente parte della rigogliosa flora mediterranea, già nell'Era Terziaria. Alcune leggende narrano, infatti, che il Dio Romano Bacco abbia piantato la prima vite alle falde dell’Etna e che l’uva che vi crebbefu la prima ad essere raccolta e pigiata per essere trasformata in vino.
Con l'arrivo dei Greci nell'Isola, nell’VIII sec. a.C., la cultura enoica di questo grande popolo trovò terreno fertile in Sicilia, tant’è vero che negli anni della loro permanenza nell'Isola, trascorsi in armonia con la gente del luogo, trasformarono le abitudini dei Siciliani, che divennero veri esperti non solo nella coltivazione della vite, ma anche dell'olivo e del grano. In più furono introdotte tecniche colturali più efficienti e nuove varietà di vitigni.
Sotto i Romani ( III sec. a.C. ), sebbene ristretta a poche zone, la coltura della vite divenne piuttosto importante: la Malvasia delle Eolie, il Pollio di Siracusa, il Mamertino di Messina venivano esportati ed apprezzati in tutto il mondo latino.
Nei primi secoli dopo l'avvento del Cristianesimo, molte terre della Sicilia passarono nelle mani della Chiesa, che continuò a sostenere la viticoltura, che comunque registrò una battuta d'arresto nella produzione, a causa delle invasioni barbariche (V sec. d.C.). L'arrivo del bizantino Belisario nel 535 d.C. permise ai Siciliani, anche se per poco tempo, di dedicarsi all'agricoltura.
Nell'827 gli Arabi, uniformandosi al Corano, azzerarono la produzione di vino, senza mai però vietarla; è vero infatti che venne incrementata la produzione di uve da tavola pregiate, come il Moscato d'Alessandria (il nostro Zibibbo) dell'isola di Pantelleria.
Nel 1061, con i Normanni, la Sicilia vitivinicola rinacque a nuova vita, ma è solo con gli Aragonesi e, successivamente, con gli Spagnoli, che l'agricoltura e la coltura della vite si svilupparono enormemente, e conobbero il loro periodo d’oro.
Con gli ultimi anni del ‘700 si registra un vero e proprio "boom" nella produzione del vino in Sicilia, grazie alla commercializzazione su scala industriale dei vini di Marsala.
Questo periodo così florido si interruppe negli ultimi anni del XIX secolo a causa del diffondersi della filossera, che ridusse in modo significativo la superficie coltivata dell'Isola, causando un grave disastro economico. In seguito a questi avvenimenti fu necessario il reimpianto delle viti europee innestate sull'immune ceppo americano provenienti da un vivaio creato a Palermo apposta per fronteggiare l'emergenza.
I primi veri frutti si ebbero solo intorno al 1920, con la realizzazione di portainnesti detti "siciliani", ma l'avvento del fascismo in Italia e la lentezza burocratica negli espropri ai proprietari latifondisti, bloccarono il tanto atteso rilancio del settore vitivinicolo.
Il fallimento della riforma agraria, negli anni ‘50-’60, spinse molti contadini ad abbandonare definitivamente i campi per trasferirsi nelle zone industriali del Nord. Tuttavia la nascita delle prime cantine sociali permise a quelli che erano rimasti, di tirarsi fuori da uno stato di povertà e continuare a sperare.
La creazione del Mercato Unico Comunitario nel 1970, il conseguente flusso di vini dell'Isola verso la Francia, il miglioramento delle tecniche di coltivazione con l'impiego della meccanizzazione ed una intelligente attività di riqualificazione del vino siciliano , da parte dell'Istituto Regionale della vite e del vino, ha stimolato gli entusiasmi: sono apparse nuove realtà produttive, nuove DOC e si è dato l'avvio a quello che in molti già chiamano "miracolo siciliano".

 

Vini DOC

Tutti i diritti sono riservati Na.Sa. Ta.I Sapori Del Mio Sud ” Copyright 2005